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Diocesi di Tivoli

Comunità Parrocchiale S. Silvestro Papa - Villa Adriana

Celebrazione delle Esequie

Diocesi di Tivoli

Comunità Parrocchiale S. Silvestro Papa - Villa Adriana

Celebrazione delle Esequie

 

         La Comunità cristiana quando saluta una sorella o un fratello che muore celebra l’Eucaristia, memoriale della pasqua di morte e resurrezione del Suo Signore. La liturgia cristiana dei funerali è celebrazione del mistero pasquale di Cristo Signore.

         Vi partecipiamo alcune indicazioni per preparare la celebrazione delle esequie nella nostra Comunità parrocchiale che tengono conto del Rito delle esequie in uso in Italia dal 2011 e delle norme diocesane emanate il 23 giugno 2019.

 

         - È opportuno che un familiare del defunto prenda contatti con i sacerdoti della parrocchia per pensare insieme la celebrazione. Tenendo conto che il funerale è una celebrazione dove al centro c’è il Signore morto e risorto, si comprende la ragione per cui s’indichi che dopo il Vangelo si tenga una breve omelia, evitando però la forma e lo stile di un elogio funebre (Rito delle Esequie, pag. 93). L’omelia è infatti lo strumento che permette di leggere l’esperienza della morte alla luce del Vangelo!

 

         - Nella nostra Comunità il feretro del defunto è accolto dal celebrante alla porta della chiesa e posto in terra, ai piedi del presbiterio “nella posizione che gli era abituale nell’assemblea liturgica: i fedeli rivolti all’altare e i ministri sacri rivolti verso il popolo. Sopra il feretro si può posare il Vangelo, o la Bibbia. Si valuti con attenzione e prudenza la richiesta di apporre oggetti di per sé non consoni al rito liturgico” (Rito delle Esequie, pag. 88): per questo motivo non è indicato mettere foto, magliette, sciarpe o simili sul feretro durante la celebrazione, né recare in chiesa animali cari al defunto, anche se custoditi. Striscioni, manifesti e altre forme di commemorazione del defunto da proporre nel piazzale antistante la chiesa devono essere concordate con i sacerdoti.

         È possibile nella nostra Comunità porre una sola composizione di fiori sul feretro, ma non intorno al feretro e in prossimità del presbiterio. Altre composizioni di fiori vanno lasciate fuori nell’atrio. In quello stesso spazio può essere posto il libro delle condoglianze con la foto del defunto e non all’interno della chiesa.

         I familiari avranno cura di seguire subito il feretro nell’ingresso in chiesa e di prendere posto. Durante la celebrazione i fedeli, ricevuta la comunione, torneranno al posto per fare il ringraziamento, evitando di fare le condoglianze alla famiglia in quel momento.

         Al termine della celebrazione, subito dopo la benedizione, il celebrante accompagna il feretro fuori della chiesa. I famigliari che lo desiderano possono trattenersi in chiesa per ricevere le condoglianze o più opportunamente seguendo il feretro nell’uscita farlo nel sagrato della chiesa.

         Il gesto delle condoglianze è espressione di vicinanza e solidarietà grandi: è opportuno che si faccia al termine della celebrazione e non all’inizio trattenendo e ritardando l’ingresso in chiesa. È non indicato e di disturbo alla preghiera farlo durante la celebrazione, anche al segno della pace, che ha altro significato.

 

         - Conclusa la celebrazione “possono essere aggiunte brevi parole di cristiano ricordo nei riguardi del defunto. Il testo sia precedentemente concordato e non sia pronunciato dall’ambone. Si eviti il ricorso a testi o immagini registrati, come pure l’esecuzione di canti o musiche estranei alla liturgia” (Rito delle Esequie, pag. 30). Chi desiderasse rivolgere un saluto deve comunicarlo al momento del contatto con i sacerdoti della parrocchia e non immediatamente prima della celebrazione, né durante la stessa.

 

         - La Chiesa cattolica ha sempre preferito la sepoltura del corpo dei defunti come forma più idonea a esprimere la pietà dei fedeli verso coloro che sono passati da questo mondo al Padre, e a favorire il ricordo e la preghiera di suffragio da parte di familiari e amici. Attraverso la pratica della sepoltura nei cimiteri, la comunità cristiana – facendo memoria della morte, sepoltura e risurrezione del Signore – onora il corpo del cristiano, diventato nel Battesimo tempio dello Spirito Santo e destinato alla risurrezione. Simboli, riti e luoghi della sepoltura esprimono dunque la cura e il rispetto dei cristiani per i defunti e soprattutto la fede nella risurrezione dei corpi. Tuttavia, in assenza di motivazioni contrarie alla fede, la Chiesa non si oppone alla cremazione e accompagna tale scelta con apposite indicazioni liturgiche e pastorali.

         La prassi di spargere le ceneri in natura, oppure di conservarle in luoghi diversi dal cimitero, come, ad esempio, nelle abitazioni private, solleva non poche domande e perplessità.

         La Chiesa ha molti motivi per essere contraria a simili scelte, che possono sottintendere concezioni panteistiche o naturalistiche. Soprattutto nel caso di spargimento delle ceneri o di sepolture anonime si impedisce la possibilità di esprimere con riferimento a un luogo preciso il dolore personale e comunitario. Inoltre si rende più difficile il ricordo dei morti, estinguendolo anzitempo. Per le generazioni successive la vita di coloro che le hanno precedute scompare senza lasciare tracce.

         Con la morte, separazione dell’anima e del corpo, questo cade nella corruzione, mentre l’anima va incontro a Dio, pur restando in attesa di essere riunita al suo corpo glorificato. Dio nella sua onnipotenza restituirà definitivamente la vita incorruttibile ai corpi riunendoli alle anime, in forza della risurrezione di Gesù (cfr. Catechismo Chiesa Cattolica n. 997).

         Divenuto “tempio dello Spirito Santo” attraverso il Battesimo (cfr. 1Cor 6, 19), anche il corpo inanimato conserva una sua dignità. I gesti di rispetto e di pietà riservati alla salma di Gesù dopo la sua morte e al momento della sepoltura hanno ispirato lungo i secoli il comportamento dei cristiani nei confronti dei defunti.

         Il lutto ha sempre comportato segni e precise forme espressive. I riti funebri, mentre esprimono il congedo rituale dalla persona amata, aiutano parenti e conoscenti ad affrontare ed elaborare i loro sentimenti. Essi, inoltre, indicano sempre il fine della vita al quale la persona defunta si è avvicinata.

         Fin dai primi secoli le tombe degli apostoli e dei martiri sono state contrassegnate con i nomi e i simboli della memoria o della risurrezione. I cimiteri divennero luoghi di culto e di pellegrinaggio, espressione positiva della memoria e del riconoscimento della dignità personale dei defunti, luoghi di annuncio della speranza cristiana nella risurrezione.

         Mantenere viva la memoria dei defunti e ricordarsi di loro è per le persone in lutto una consolazione e un aiuto.

         La potenza della risurrezione oltrepassa ogni limite umano e non è ostacolata dalle modalità di sepoltura. Tuttavia, non solo la celebrazione delle esequie, ma anche le forme di sepoltura e gli stessi cimiteri devono testimoniare la fede in Dio e la speranza nella risurrezione (cfr. Rito delle Esequie, pag. 205-207).

         Per questo motivo nella nostra diocesi le ceneri dopo la cremazione dovranno essere conservate esclusivamente nel cimitero ed è fatto assoluto divieto di conservare le ceneri nelle abitazioni private o in altri luoghi non sacri; è assolutamente vietata la dispersione delle ceneri (nell’aria, in terra, in acqua, o in altro modo) o trasformarle in “ricordi commemorativi” come pezzi di gioielleria o in altri oggetti; nel caso in cui il defunto avesse notoriamente disposto la cremazione e la dispersione in natura, saranno negate le esequie, a norma del diritto, sempre e solo dopo aver consultato l’Ordinario diocesano (Disposizioni diocesane circa la celebrazione delle esequie e la conservazione delle ceneri in caso di cremazione del 23 giugno 2019, n° 5-8).

Qualora le ceneri non venissero comunque tumulate in un cimitero, sarà necessario riferirsi all’Ordinario diocesano.

         La celebrazione delle esequie deve normalmente avvenire prima della cremazione e all’atto della richiesta delle esequie va indicato il cimitero di tumulazione (Disposizioni diocesane circa la celebrazione delle esequie e la conservazione delle ceneri in caso di cremazione del 23 giugno 2019, n° 2-4. 9).

         - L’offerta per la celebrazione è lasciata alla libertà e disponibilità della famiglia del defunto e non dovrà pervenire tramite le agenzie funerarie, come se fosse il pagamento per un servizio accessorio alla tariffa funebre. (Disposizioni diocesane circa la celebrazione delle esequie e la conservazione delle ceneri in caso di cremazione del 23 giugno 2019, n° 9).

Ricordiamo che sebbene non ci siano tariffe la parrocchia vive unicamente della generosità dei fedeli.

 

Intenzione di suffragio per i defunti

nella celebrazione eucaristica

 

         La Chiesa prega che i suoi figli defunti, incorporati per il Battesimo a Cristo morto e risorto, passino con lui dalla morte alla vita e, debitamente purificati nell’anima, vengano accolti con i Santi e gli eletti nel cielo, mentre il corpo aspetta la beata speranza della venuta di Cristo e la risurrezione dei morti. È per questo che la Chiesa offre per i defunti il Sacrificio eucaristico, memoriale della Pasqua di Cristo, e innalza preghiere e compie suffragi; e poiché tutti i fedeli sono uniti in Cristo, tutti ne traggono vantaggio: aiuto spirituale i defunti, consolazione e speranza quanti ne piangono la scomparsa (Rito delle Esequie, pag. 17-18).

         Nella nostra Comunità è possibile applicare la celebrazione eucaristica prenotando in tempo in sagrestia o presso l’ufficio parrocchiale. Chi prenota può indicare di celebrare secondo le sue intenzioni, senza citare nomi dei defunti, oppure può farlo indicando fino al massimo di quattro nomi ad intenzione. Ogni celebrazione prevede fino ad un massimo di otto nomi. È opportuno ricordare che non è la citazione del nome durante la preghiera universale a rendere fruttuosa la preghiera ma l’intenzione del cuore del celebrante e dell’offerente. L’offerta per la celebrazione è libera e lasciata alla possibilità e generosità dell’offerente.       Nella nostra Comunità il sacerdote pur celebrando per diverse intenzioni riceve per ogni celebrazione una sola quota, stabilita dalle norme della nostra diocesi, il resto va interamente alla Parrocchia per le varie esigenze di culto e di mantenimento della chiesa.