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Categoria principale: Parrocchia
Categoria: Lettera del parroco
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Misericordia è fare misericordia!

 

 

 

 

 

don luca

 

 

  

         La parabola del samaritano (cfr. Luca 10, 25-36) è rivolta a ciascuno di noi, esperto della legge, perché veda l’amore Padre/Figlio aperto ai piccoli.

         Ognuno di noi è infatti tutto teso nello sforzo di amare Dio e il prossimo, ma giustamente ci chiediamo: “Ma a me chi vuol bene?”.   

Per l’uomo, infatti, prima dell’amare, viene l’essere amato: di amore si muore, di essere amato si vive!

Se l’amore di Dio e del prossimo è il cammino della vita l’uomo non lo percorre se non in senso inverso, proprio perché non si sente amato.

La legge dell’amore, buona in sé, non fa che evidenziare il suo fallimento.

La via alla salvezza diventa per lui condanna a morte!

Ordinando: “Va, e anche tu fa’ lo stesso”, Gesù non ribadisce una legge impossibile.

Sarebbe una beffa, non una risposta alla domanda: “che fare per ereditare la vita?”.

Fa invece un annuncio evangelico: in lui, il samaritano, Dio si è preso cura di me e mi ha amato;

perché anch’io, guarito dal mio male, possa amare lui con tutto il cuore e i fratelli come me stesso.

         Noi, come il dottore della legge, che ha risposto esattamente su ciò che “è scritto”,

siamo ora chiamati – al cuore di questo anno Giubilare - a “leggere” che quanto è scritto si va compiendo sotto i nostri occhi

e nei nostri orecchi mentre ascoltiamo Gesù (cfr. Luca 4, 21).

C’è uno bollato come samaritano (Giovanni 8, 48), perché, accogliendo i peccatori, trasgredisce tutta la Legge.

Costui, che va oltre ogni limite per farsi vicino all’uomo, rivela in realtà l’amore del Padre.

         Io scendo da Gerusalemme a Gerico e mi nascondo lontano da Dio; lui mi “vede” da lontano!

Io fuggo da lui; lui mi viene incontro in ogni abbandono. Io sono incappato nei briganti; lui finì per me tra i malfattori.

Io sono stato spogliato della sua immagine; la sua nudità mi ha rivestito. Io sono stato coperto di percosse; dalle sue piaghe sono stato guarito.

Io sono stato abbandonato mezzo morto; il suo abbandono totale alla morte mi ha dato la vita.

Io ho lasciato il Padre, perdendo la vita; lui me l’ha ridonata, consegnandosi al Padre.

Egli è sceso, ha visto, si è commosso, mi si è fatto vicino e ha fasciato le ferite del mio cuore, perché è grazia e misericordia.

         È il mio Dio, che mi ama di amore eterno!

         Ora anch’io posso riamarlo di tutto cuore, unirmi a lui e diventare una sola cosa con lui.

E perché nessuna briciola d’amore venisse sottratta all’uomo che egli ama, si è identificato con chi è nel bisogno estremo;

così che, amando l’ultimo, abbraccio insieme lui e ogni uomo:

“ogni volta che avrete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli minimi, l’avete fatto a me” (Matteo 25, 40).

Posso quindi amare con cuore indiviso lui e il vicino.

Da quando lui mi si è fatto vicino e fratello, posso amare Dio e l’uomo con lo stesso e identico amore con cui il Figlio e il Padre si amano.